Milena Gabanelli e… gli inceneritori

Il 7 ottobre 2019 Milena Gabanelli propone il suo parere in merito agli impianti di incenerimento. A seguire la reazione di chi da anni si prodiga, come noi, in senso opposto.

LETTERA APERTA A MILENA GABANELLI SUGLI INCENERITORI “SALVIFICI” DAI ROGHI DI RIFIUTI – a cura di Massimo Piras presidente associazione legge rifiuti zero
Cara Milena,
sono uno dei tanti che ha sempre apprezzato il tuo stile giornalistico di inchiesta, basato su fatti verificati e
sulla base di informazioni attendibili da parte di soggetti competenti in campo scientifico, mentre il tuo ultimo
pezzo sugli inceneritori è decisamente superficiale su un tema complesso, approssimativo nel fornire dati disomogenei e soprattutto demagogico nell’indicare la soluzione ai “690 roghi di rifiuti” che tu denunci.
Iniziando già del titolo e dal sottotitolo, che sono in genere la sintesi dei contenuti, dire “mancano inceneritori” seguito da “…. Impianti che dalla spazzatura, con basse emissioni, creano energia”, affermazioni che ad essere buoni sono del tutto infondate e basate su valutazioni “un tanto al chilo”, forse prese da fonti poco attendibili, ma di cui ti voglio motivare nel dettaglio quali siano le carenze nel tuo articolo su un tema complesso che esigerebbe ben altra trattazione.

  1. “Mancano inceneritori” è una dichiarazione falsa non basata su evidenze scientifiche, dal momento che è vero esattamente l’opposto in quanto al momento in Italia c’è un surplus di “capacità di incenerimento” rispetto alla materia prima occorrente il CDR/CSS di cui e per fortuna non se ne produce a sufficienza, necessaria ad alimentare parte dei 40 inceneritori in esercizio. Ti dettaglio in merito che solo una parte degli inceneritori sono alimentati con “rifiuti indifferenziati talquali” quindi non selezionati a CDR/CSS, come da sempre avviene per quelli di Brescia e di Acerra, che hanno uno scarso rendimento termico compensato con immissione massiccia di metano per favorire la combustione, quindi non proprio una tecnologia che “crea energia” ma al contrario è una “industria energivora oltre che nociva”. La maggior parte è invece alimentata a CDR/CSS attraverso la selezione in impianti di trattamento cosiddetti TMB.
  2. Il fatto specifico che soltanto a Brescia ed a Bolzano, ma non ad Acerra ed in gran parte dell’Italia che non ha un clima “polare”, il gestore dell’inceneritori abbia costruito un impianto di teleriscaldamento ti dovrebbe far riflettere su quanto sia limitata tale tecnologia a causa del suo regime di monopolio coatto e del costo in termini di manutenzione e di scarsa efficienza energetica dovuta alle inevitabili “dispersioni di calore” per il trasporto di calore a distanza.
  3. La incauta definizione di “creazione” di energia” viene forse meglio descritta da una più avveduta formula di “recupero di energia”, tenendo conto del principio della termodinamica che “nulla si crea e nulla si distrugge” ma banalmente il rifiuto incenerito si “trasforma” in ceneri pesanti e ceneri leggere o polveri sottili pm10 sempre tossiche da smaltire, polveri ultrasottili pm 2,5 e nanopolveri pm 0,1 che non sono filtrabili con nessun sistema meccanico e vengono “smaltite in atmosfera”.
    Queste polveri sono quelle che trasportano molecole di diossine-furani-pcb-metalli pesanti che non sono degradabili ma si accumulano sui suoli circostanti in un raggio di almeno venti chilometri ed entrano nel ciclo biologico umano attraverso gli animali allevati per produrre latte e carne, accumulandosi nei grassi del nostro organismo ed in particolare nel latte materno delle donne in gravidanza. E’ certamente vero che il calore prodotto dalla combustione del metano (immesso dalla
    rete) e dei rifiuti inceneriti si può “trasformare” attraverso apposite centrali termiche in energia elettrica. Ma ti informo che il rendimento termico degli inceneritori è circa del 24%, un valore così
    basso che conviene di certo bruciare metano per produrre energia elettrica, da cui puoi dedurre che il 76% del contenuto energetico della “materia prima” viene di fatto azzerato, con ulteriore consumo di energia e materia per riprodurre la stessa materia prima.
  4. Come tu stessa dichiari nei depositi di rifiuti, oggetto di roghi dolosi e pericolosi per la salute pubblica, vengono ammassati i “SOVVALLI” una frazione che proviene dal trattamento di selezione dei rifiuti talquali negli impianti TMB. Questi impianti hanno un bilancio in uscita di circa il 25% del citato CDR/CSS da incenerire (la frazione combustibile plastico-cellolosica), circa il 35% di Frazione organica da stabilizzare che và infine in discarica e circa il 40% tra perdite di esercizio e SOVVALLI destinati ancora alla discarica. Credo sia chiaro a questo punto che la “frazione combustibile” per il 90% è stata già selezionata, quindi nei “sovvalli” non troverai che “scarti” di materiali misti contenenti anche limitate parti di plastica e cellulosici, ma in larga parte frazione organica non intercettata, schegge di vetro, residui di metalli e legno, residui tessili che, dovendo andare in discarica “a costo” di almeno 120-140 euro/tonnellata, può certamente risultare più “conveniente” anche se CRIMINALE dargli fuoco piuttosto che pagare il conferimento in discarica.
  5. Ultimo chiarimento in materia, ti informo che le nuove direttive sull’economia circolare approvate nel maggio 2018 ed in via di recepimento in tutta europa prevedono la dismissione degli inceneritori
    a favore di impianti di “riciclaggio e di recupero di materia”, dato che l’inceneritore e le discariche di servizio necessarie rispondono alla logica di un consumo “usa e getta”, una logica che non ci possiamo più permettere in termini di reperimento delle materie prime da estrarre che non abbiamo.
  6. Pertanto, il punto OGGI non è certo quello di “costruire altri inceneritori”, che necessitano di circa sette anni in termini autorizzativi e costruttivi, ma dobbiamo costruire gli impianti di compostaggio aerobico per la frazione organica e di selezione dei materiali “differenziati” che devono essere la “materia prima secondaria” per costruire i beni ed i prodotti da riprogettare in chiave di “circolarità” e di “sostenibilità ambientale”.
    Spero che questa lettera possa farti riflettere su quanto sia poco utile sparare un titolo su un tema cosi complesso, anche se di estrema attualità, su cui noi ed altri da oltre un decennio ci siamo impegnati.

    Roma 8 ottobre 2019 Movimento Legge Rifiuti Zero per l’economia circolare

La risposta di Milena Gabanelli alla lettera aperta dell’associazione rifiuti zero

Gentile Movimento Rifiuti Zero,
Le mie battaglie a sostegno di una raccolta differenziata più responsabile e fatta meglio sono note, come pure sono note le mie denunce sulla mancanza di impianti di compostaggio e la mancanza di incentivi per rendere la filiera più virtuosa. Ed anche un Dataroom (per tornare a tempi recentissimi) sulla urgenza di avviare una vera economia circolare e punire l’obsolescenza programmata.
Il mio ragionamento oggi parte da un dato di fatto: ogni giorno migliaia di tonnellate di rifiuti partono – su camion – dal Sud verso le regioni del Nord poiché al Sud non si sono attrezzati per smaltirli.
I capannoni che vanno a fuoco per autocombustione o perché incendiati (uno ogni 3 giorni), dagli atti della magistratura inquirente, contengono principalmente plastiche. Probabilmente quella che prima riuscivamo a mandare in Cina e che oggi nessuno vuole più. L’impatto ambientale è devastante e i costi di bonifica enormi, tutti a carico degli enti pubblici poiché “i responsabili” o non li trovi, o sono falliti.
Le aziende di riutilizzo sono concordi: il 30% dei rifiuti prodotti è scarto non riutilizzabile. Cosa fare di questo 30% quindi?
L’Europa invita a non produrre più plastiche non riciclabili entro il 2030. Ottimo! Invita a dismettere gli inceneritori. Ottimo! La Lombardia ne stava dismettendo 3, l’Emilia Romagna 2, ma poi nel 2015 il governo ha invitato le regioni che hanno più impianti a prendersi i rifiuti del Sud. Questo ha comportato, e comporta, che migliaia di camion vadano avanti e indietro (mi pare che le emissioni dei tir siano piuttosto inquinanti), che gli inceneritori che stavano chiudendo abbiano ripreso a pieno regime. Non mi ricordo che qualcuno si sia opposto a questo “spostamento del problema”.
Siamo tutti d’accordo sul fatto che il mondo debba andare da un’altra parte, ma secondo lei è giusto che nell’attesa di diventare tutti virtuosi, una parte del Paese debba essere inondata di emissioni nocive (che si spargono per km come scrivete voi), che sopporti questo carico di trasporti pesanti, e in più paghi il prezzo della nuova filiera della criminalità generata proprio dal fatto che i rifiuti, più li sposti e più rendono? Infatti sono aumentati i prezzi di conferimento agli impianti. Guadagna il privato, paga il pubblico, e in mezzo qualcuno intossica intere città (A Milano per giorni solo le diossine sono state 100 volte sopra i limiti).
L’esempio di Bolzano l’ho citato perché, da quel che risulta, è quello di ultima generazione con la tecnologia più avanzata. Dai dati dell’agenzia provinciale per l’ambiente il traffico della città di Bolzano emette PST 100 volte superiore a quelle che si misurano vicino al termovalorizzatore. E il fatto che l’energia prodotta venga immessa in rete e non vada dispersa non credo sia un fatto trascurabile. Come è fondamentale il fatto che la gestione è totalmente pubblica, quindi non deve guadagnare, ma ammortizzare i costi. Al contrario di quel che avviene in tutti gli altri inceneritori o termovalorizzatori. Per questa ragione credo – pragmaticamente – che se venisse costruito qualche impianto (uno o due?) modello Bolzano nei territori sprovvisti, si comincerebbe a chiudere – come era previsto – i 5 impianti del nord. Ricordo che si stavano dismettendo per mancanza di roba da bruciare, poiché la differenziata e il riciclo avevano tolto “carburante”. Quindi la dismissione, è la naturale conseguenza delle cose , quando ogni comune organizza una buona filiera mettendo il cittadino in condizione di rispettarla.
Non ho passione per gli inceneritori, non serve ribadirlo, però spiegatemi voi come se ne esce. Con le discariche? Perfetto, qualcuno le faccia, battetevi per farle! Ci vogliono 7 anni per costruire un impianto? In 7 anni è stata costruita l’Autostrada del Sole! Perché 7 anni? La mia campagna informativa su clima, ambiente, salute, sostenibilità, come potete vedere e leggere continua quasi ossessivamente, ma ogni tanto mi pongo qualche problema concreto, che riguarda il “qui e ora”.
Per quel che riguarda invece il titolo, non sono io ad occuparmene. Se conoscete un po’ del mondo dell’editoria ben sapete che servono ad attrarre la lettura. Importante che non dica cose diverse da quelle che sono poi nell’articolo. Non mi pareva questo il caso.
Un cordiale saluto
Milena Gabanelli

A seguire la replica dell’associazione Rifiuti zero:

Cara Milena,

abbiamo apprezzato molto il tono dialogante della sua risposta alla nostra lettera aperta, forse inconsapevole che il tuo articolo poteva aprire una specie di campagna pubblica motivata alla costruzione di nuovi inceneritori.  Su questo aspetto lei stessa potrà verificare che alcuni soliti media ed organi di stampa si sono sperticati subito dopo il suo articolo a tessere le lodi di questa tecnologia, ritenuta obsoleta sia in sede scientifica che in quella più propriamente istituzionale della commissione e del parlamento europeo.

Lei sicuramente avrà conoscenza del processo legislativo vigente dal 2018, avvenuto in sede di Commissione europea a partire dal 2016 sul pacchetto di economia circolare, che di fatto oggi non supporta più il “recupero di energia” ma solo il “recupero di materia” effettuato con il riutilizzo – il riciclaggio – la produzione di materia prima secondaria. Tale percorso ha prodotto diversi atti tra cui la Risoluzione del parlamento europeo di aprile 2018  http://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TC1-COD-2015-0275_IT.pdf  sulla cui base sono state poi approvate le quattro Direttive a maggio 2018, in particolare l’art. 5 bis della 850/2018/CE sulle discariche: “c) il peso dei rifiuti urbani sottoposti alle operazioni di smaltimento mediante incenerimento e il peso dei rifiuti prodotti in operazioni di stabilizzazione della frazione biodegradabile dei rifiuti urbani, destinati a essere successivamente collocati in discarica, sono comunicati come collocati in discarica;”  e l’art. 3 della 851/2018/CE sulla gestione rifiuti in cui l’incenerimento è stato assimilato allo “smaltimento” e non più al “recupero” genericamente: “«punto 15 bis. «recupero di materia», qualsiasi operazione di recupero diversa dal recupero di energia e dal ritrattamento per ottenere materiali da utilizzare quali combustibili o altri mezzi per produrre energia. Esso comprende, tra l’altro, la preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio e il riempimento;». Ulteriore atto rilevantissimo è la successiva Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 27 marzo 2019 che all’art. 6 comma 1 punti f) e g) stabiliscono che i finanziamenti del programma FESR non saranno più destinati all’impiantistica legata al trattamento in incenerimento ed allo smaltimento in discarica dei rifiuti urbani residui, identificati dal seguente emendamento “Per rifiuti residui si intendono principalmente i rifiuti urbani non raccolti separatamente e gli scarti del trattamento dei rifiuti”. http://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-8-2019-0303_IT.pdf

Così come abbiamo molto apprezzato i tuoi precedenti articoli sull’attuazione di una vera economia circolare che è il tema su cui stiamo lavorando da tre anni, anche con qualche importante successo che può dare in parte la risposta alla domanda del che facciamo “qui ed ora”.

Premesso che la dotazione impiantistica di incenerimento è principalmente ubicata in Lombardia ed in subordine in Emilia-Romagna e Toscana oltre che in forma minore in altre regioni, nella sua analisi manca un pezzo importante che spieghi perché e come dal 2015 il governo PD (Matteo Renzi) abbia proceduto al far trasferire i rifiuti indifferenziati del Centro e del Sud, sinora sottoposti a vincolo di trattamento dentro la regione di produzione, potessero conferire presso gli inceneritori del Nord. Questo in quanto è stata l’attuazione del famigerato art. 35 del decreto Sblocca Italia poi convertito in Legge 164/2014 a far decadere gli ambiti regionali di bacino di conferimento sulla base del comma 6 che stabilisce che per gli “impianti di recupero energetico non debbano sussistere vincoli di bacino ….. assicurata solo per la disponibilità residua autorizzata, al trattamento di rifiuti urbani prodotti in altre regioni.”, preceduto dal comma 3 che stabiliva che gli inceneritori “sia esistenti sia da realizzare sono autorizzati a saturazione del carico termico”.

Questa improvvida normativa non ha prodotto che enormi problemi su un sistema, che lei giustamente rileva si stava invece avviando alla sua obsolescenza programmata dato l’aumento della raccolta differenziata di qualità al nord, a causa dell’enorme aumento previsto nel 50% della capacità di incenerimento (da 6,2 Milioni/ton/anno > a 9,0 Milioni/ton/anno), sommando l’aumento dovuto alla saturazione del carico termico (circa 1 Milione/ton/anno) con quello dovuto ai nuovi impianti previsti (circa 1,8 Milioni/ton/anno) fortunatamente non andati in porto sinora.

Ovviamente tale l’aumento di capacità a saturazione del carico termico ha avuto l’effetto di un conseguente aumento al Nord da 4,5 Milioni/ton/anno a 5,5 Milioni/ton/anno con il conseguente previsto aumento di circa un quarto di emissioni di particolato tossico in una area come la valle Padana che risulta per il pm 2,5 la peggiore in termini di qualità dell’aria in tutta Europa.

Senza considerare l’ulteriore effetto secondario dovuto al fatto che l’attuazione del comma 6 dell’art. 35 non prevede affatto una priorità di accesso anche ai rifiuti speciali inceneribili prodotti nella regione sinora smaltiti negli impianti esistenti, tenendo conto che i rifiuti speciali sono in peso in media otto volte superiori a quelli urbani, se ne deduce che questo stia avviando l’invio di questi rifiuti presso i cementifici autorizzati a bruciare il CSS (con notevolissimi aumenti delle emissioni ed una peggiore capacità di filtrazione delle polveri) e la costruzione di nuovi inceneritori dedicati !!!

LA BUONA NOTIZIA

Lei dice di “non ricordarsi che qualcuno si sia opposto a questo problema … del trasferimento di rifiuti negli inceneritori del nord” , ma in effetti forse lei ed altri non sono proprio a conoscenza che almeno quattro associazioni riconosciute dal ministero dell’ambiente, tra cui la nostra che ha impugnato l’atto, hanno depositato entro dicembre 2016 il ricorso al TAR Lazio contro il decreto attuativo dell’art. 35 dello Sblocca Italia – DPCM 10-8-2016 che pianificava sia la capacità di incenerimento in esercizio che quella da autorizzare / realizzare con otto nuovi inceneritori al Centro ed al Sud per 1,8 Milioni/ton/anno.

Dei quattro ricorsi presentati al TAR Lazio in particolare soltanto il nostro, depositato da VAS onlus e da Movimento Legge Rifiuti Zero per l’economia circolare supportato in adiuvandum da Comitato Donne 29 agosto di Acerra e dall’ass.ne Mamme salute e ambiente Venafro IS, ha ottenuto come richiesto il rinvio del giudizio alla Corte di giustizia europea di Lussemburgo con ordinanza TAR Lazio n. 4574 del 24-4-2018.

La CGUE ha esaminato le quattro diverse richieste di chiarimento del TAR Lazio, in ordine alla coerenza dell’art. 35 dello sblocca Italia e del DPCM attuativo con le Direttive europee 2008/98/CE sulla gestione rifiuti che la direttiva 2001/42/CE sulla procedura di V.A.S., sentenziando che il DPCM non è affatto in linea con la direttiva V.A.S. per mancata effettuazione della stessa, esprimendo anche giudizi critici sulla interpretazione della anomala definizione degli inceneritori quali “infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale” in ordine alle necessario rispetto dell’articolo 13 della Direttiva 2008/98/CE che recita che “gli Stati membri prendono le misure necessarie per garantire che la gestione dei rifiuti sia effettuata senza danneggiare la salute umana e senza recare pregiudizio all’ambiente, in particolare senza creare rischi per l’acqua, l’aria, il suolo, la flora o la fauna.”

Secondo lei aumentare del 50% la capacità di incenerimento totale italiana passando da 6,2 a 9,0 Milioni/Ton/anno danneggerà o no la salute umana e comporterà o no pregiudizio all’ambiente in particolare all’aria ed al suolo in una area almeno circostante venti chilometri da ogni inceneritore, salvo improbabile smentita dal governo in sede di TAR Lazio con documentazione scientifica comprovata??

La sentenza della CGUE di fatto infatti rinvia il giudizio di merito al TAR Lazio, che si pronuncerà il 22 aprile 2020, con una sentenza che già ha scritto di fatto la decadenza del DPCM 8-10-2018 e quindi l’attuazione dei principi dell’art. 35 tra cui anche i commi già richiamati 3 e 6 che tanto danno hanno prodotto.  http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=213860&pageIndex=0&doclang=IT&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=2118552

LE NOSTRE PROPOSTE ATTUABILI

Quanto possiamo fare tutti insieme “qui ed ora” è di nuovo sollecitare in primis il ministro all’ambiente Sergio Costa, ed a seguire le commissioni ed i gruppi parlamentari ognuno per quanto di competenza per:

  1. Revocare immediatamente il DPCM 10-8-2016 e procedere alla riscrittura totale dell’art. 35 sulla base delle nuove Direttive europee, punto su cui stiamo elaborando una nostra proposta di legge concreta,
  2. Recepire immediatamente le quattro Direttive europee sull’economia circolare, in particolare la 850 e 851/2018/CE, modificando il D. Lgs. 15272006 sulla base dei principi contenuti nelle stesse,
  3. Esaminare la proposta di legge di iniziativa popolare “Legge Rifiuti Zero” depositata nel 2014, di cui il sottoscritto è primo firmatario, tuttora ripescata nel 2018 ma ancora in attesa di esame presso la commissione ambiente della Camera dei deputati http://www.camera.it/leg18/126?tab=&leg=18&idDocumento=3&sede=&tipo=
  4. Esaminare le quattro proposte di legge da noi elaborate nel 2018, e sottoposte a petizione nazionale, che anticipando le Direttive europee prevedono già di rimuovere i principali ostacoli all’avvio di una vera economia circolare in Italia:
  5. introdurre la tassazione di scopo su tutti gli inceneritori o “Waste Tax”, in quanto impianti di smaltimento parificati alle discariche;
  6. ricalcolare l’importo attuale del C.A.C. – Contributo Ambientale CONAI, che attualmente per il riciclo degli imballaggi immessi sul mercato dalle loro stesse aziende associate di produttori copre appena circa il 20% dei costi necessari alla raccolta ed al trattamento di riciclaggio a differenza della originaria “copertura integrale dei costi” nel Decreto Ronchi modificato nel 2008. Tale incredibile dato è stato valutato nel 2016 dall’AGCM con apposita inchiesta IC49/2016 pubblicato sul sito e poi successivamente modificata, ma al momento il CONAI copre solo i “maggiori costi”, anche se con l’applicazione dell’art. 8 bis della nuova Direttiva 851/2018/CE dovrà coprire almeno l’80% dei costi;
  7. introdurre ex novo tutta la normativa rispetto all’inquinamento olfattivo, un vuoto legislativo che da sempre impedisce di stabilire la molestia ed il disturbo olfattivo, il sistema di rilevazione del suo impatto ed il sistema monitoraggio delle fonti emissive, oltre che alle opportune sanzioni in caso di violazione. Tale norma riguarda tutti gli impianti che trattano rifiuti ma anche impianti di depurazione reflui urbani, grandi allevamenti e qualsiasi tipo di industria chimica o petrolchimica a ridosso delle città e dei centri urbani;
  8. rivedere il sistema di incentivazione pubblica energetica, che oggi attraverso il GSE finanzia da sempre “il recupero di energia” con contributi a fondo perduto per circa 4 Miliardi di euro annui l’incenerimento e la combustione di biogas e biomasse, oltre circa 5 Miliardi di euro stanziati dal governo Gentiloni per la riconversione degli impianti biogas a cui sono scaduti gli incentivi vecchi per la riconversione a biometano. Noi proponiamo invece di incentivare il “recupero di materia”, che oggi riceve ZERO contributi, come il compostaggio aerobico per la produzione di compost agronomico di qualità ed il riciclaggio delle frazioni secche differenziata attraverso il recupero di frazioni plastiche e cellolosiche, anche dal secco residuo e la produzione di beni e materiali da materia prima secondaria.

Su tutte queste proposte e sulla nostra visione concreta ed attiva per una vera economia circolare sono nella piattaforma di cui inviamo il link, e siamo a sua disposizione per un confronto pubblico od un dibattito presso la vostra redazione. http://www.leggerifiutizero.org/wp-content/uploads/2019/10/Piattaforma-programmatica-transizione-verso-economia-circolare.pdf

La invitiamo con l’occasione a partecipare al prossimo evento previsto in protomoteca del Campidoglio il 23 ottobre ore 9,30 per discutere la nuova Delibera di iniziativa popolare sui rifiuti romani, da noi proposta e depositata con moltissime firme, per dare una svolta di medio-lungo periodo alla gestione dei rifiuti di Roma. Info www.deliberiamoroma.it

Cordialmente

Roma 10-10-2019

il presidente del Movimento Legge Rifiuti Zero per l’economia circolare

Massimo Piras

Anche Enzo Favoino, coordinatore del Comitato Scientifico del Centro di Ricerca Rifiuti Zero,  tecnico e ricercatore presso la Scuola Agraria del Parco di Monza ha voluto rispondere …

La nota di Enzo Favoino in risposta alla Gabanelli – inceneritori, incendi e racket

“Mi riferisco ovviamente alla sua performance (televisiva su La7 e giornalistica sul CorSera) per perorare la causa degli inceneritori “onde risolvere il problema dei roghi”. Come se ci fossero solo due alternative: bruciare nei capannoni o negli inceneritori. Da persone attente a questi temi, vi sarete accorti che Mentana l’aveva peraltro anche sollecitata in merito, senza ottenere risposta. 

Con rispetto parlando, e come premessa generale: lei ha parlato solo di diossine, noi parliamo di molto altro, delle determinanti fondamentali del modello di sviluppo sostenibile in UE, e discutere di incenerimento senza alcun riferimento agli scenari incrementali del Pacchetto Economia Circolare, ed alle previsioni della Strategia UE sulle Plastiche, è una tara metodologica che un operatore della informazione non potrebbe permettersi. 

Peccato, la Gabanelli è brava, sono certo che sarà stato solo un incidente di percorso. 

Ecco alcuni spunti di riflessione:

  1. Sui roghi stanno  lavorando in tanti – soprattutto la Commissione Bicamerale eco-illeciti, al cui supporto opero – e non c’entrano niente con la questione inceneritori si/no. La stessa UE nella strategia plastiche dice che le plastiche difficili da riciclare vanno fatte sparire dalla circolazione, ma nel frattempo, sotto il profilo gas climalteranti, sarebbe magari meglio metterle a discarica per sequestrare C, anziché  incenerirle producendo CO2 fossile (problema evidenziato nella Strategia UE sulle plastiche) 
  2. La questione inceneritori va invece discussa nel quadro dei trend previsti ed in corso per le previsioni del Pacchetto Economia Circolare. Vedere in particolare la Comunicazione della UE sul ruolo del WtE nella Economia Circolare del Gennaio 2017, c’è scritto tutto, ma proprio tutto. Stupisce che una brava giornalista non ne abbia considerato il contenuto. 
  3. La Gabanelli, giornalista seria, su questo tema è un po’ disattenta, altrimenti si sarebbe accorta che:
    1. I Paesi Nordici hanno appena resa pubblica la necessità di spegnere molti dei propri inceneritori, pena il rischio di non rispettare i nuovi target UE (peraltro mentre la RD negli ultimi 10 anni è stata sostanzialmente stagnante in quei Paesi, proprio per i forti investimenti sull’incenerimento, la Slovenia è balzata in testa alle classifiche mondiali, e continua ad andare avanti proprio perché non ha investito in incenerimento)
    2. La Vallonia ha appena adottato un piano di decommissioning che prevede spegnimento del 50% della propria capacità di incenerimento nei prossimi 10 anni
    3. C) Il Portogallo ha appena adottato un  Piano Nazionale RU che prevede nessuna nuova capacità di incenerimento (i 2 esistenti – 2 contro i nostri 40! – già sono di avanzo).
  4. Chi sta davvero minimizzando il ricorso alla discarica, non sono Paesi e Distretti che si affidano all’incenerimento, ma quei territori che, senza inceneritori e dunque liberi dalla necessità di continuare ad alimentari con tonnellaggi fissi (la vera dannazione dell’incenerimento, altro che diossine) continuano a lavorare su riduzione, riuso e riciclo, e questo li ha portati a Minimizzare la discarica, ed in periodi più brevi rispetto alla costruzione di inceneritori. I dati sono disponibili, ma per iniziare la Gabanelli potrebbe ad es. comparare il rifiuto residuo a Treviso (o Lubiana) e in Danimarca, od anche, per riferirci all’esempio da lei messo in evidenza, a  Bolzano e Trento, e vedrà dove sta davvero la virtù.”

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